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BLOG : ARTI E MESTIERI DEL MADE IN ITALY
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SULLE ORME DI FRANCESCO

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DECORAZIONI CON FIORI DISIDRATATI

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DECORAZIONI CON FIORI DISIDRATATI

Chi non ha mai conservato nel suo diario, o all’interno di un libro una rosa e un qualsiasi altro fiore

come ricordo di una persona cara o di un evento memorabile ?

Ma se volessimo ulteriormente  preservarlo dal tempo, questa che voglio condividere è una tecnica che vi permetterà non solo di conservare i ricordi,

ma anche  di godere della loro rinnovata bellezza sempre con voi o in bella vista come arredo decorativo per la vostra casa.

La tecnica di base in fondo è rimasta questa, anche se oggi ai diari si preferiscono le presse, che non necessariamente occorre acquistare.

Una volta pressati i fiori sapranno mantenere buona parte delle loro attrattive. I colori diventeranno leggermente più pallidi, i petali fragili,

ma l’effetto finale rimarrà di una sorprendente freschezza.

Alcuni fiori sopportano meglio di altri la piccola violenza che si infligge loro fino a fargli perdere ogni traccia di umidità.

In ogni caso più delicata è la corolla, più decisa deve essere la pressione.

Per foglie e spighe, invece bastano pesi più leggeri e tempi più corti.

Poi ispirandosi al primo 800 o a qualsiasi altro tipo di romanticismo, via liberò alla Creatività.

 

OCCORRENTE

Fiori,petali,foglie,fili d’erba essiccati nella pressa.

Colla spray

Vinanil

Vernice fissativa spray

Vernici all’anilina

Tempere ad acqua

Oggetti da decorare

 

COME  PREFISSARE I FIORI

Se non avete abbastanza fiori ricordo già essiccati dal tempo

È consigliabile raccogliere foglie e fiori nelle ore più asciutte della

giornata e do procedere alla pressatura il più velocemente possibile.

Si possono usare fiori e foglie raccolti in prati e giardini ma anche

quelli che ci hanno regalato , venduti dai fioristi.

e’ necessaria una pressa per fiori che si acquista nei negozi di bricolage.

Ma per evitare di spendere potete farvene fare una dall’uomo di famiglia.

Ho inserito delle istruzioni più avanti in questo articolo.

Occorreranno una serie di fogli di carta assorbente e cartone ondulato.

 

Intervallare due fogli di carta assorbente,tra i fiori e foglie, poi cartone ondulato,

e così via.

Asciugare poi accuratamente la carta e cartone perché possono

tranquillamente essere riutilizzati.

Se il tempo è umido, per evitare che fiori e foglie si ammuffiscano cambiare la carta

Ogni 24 ore. Chiudere la pressa avvitando il dado e stringere molto, in modo che

tutto sia pressato. Evitare i luoghi umidi, ideale sarebbe esporre la pressa al sole.

Quando i fiori e foglie saranno ben asciutti si possono riporre in scatole di cartone

fino al loro utilizzo.

 

PROVIAMO A REALIZZARE UN BRACCIALETTO

Magari con fiori ricordo da portare sempre con noi.

braccialie-oreccgini

 

Esecuzione :

fissare con vinavil  fiori e foglie sul braccialetto di plastica che può essere lucido o opaco.

Stendere una mano di colla anche sopra i fiori.

Rifinire con una o due mani di vernice spray lucida o opaca

a seconda della superfice da trattare.

 

Per oggetti più piccoli come MEDAGLIONI, ORECCHINI  O FERMACAPELLI

Incollare i fiori più piccoli con colla in tubetto trasparente.

Rifinirli con vernice spay trasparente. Per i medaglioni si possono anche racchiudere

tra due vetrini.

 

LA LAMPADA

lampada

Incollare i fiori con vinavil sul paralume, al centro quelli più grandi e ai lati quelli più piccoli.

Ma questo penso sia opinabile, collocate i fiori secondo il vostro gusto.

Fissare con una leggera mano di vernice trasparente, opaca spey.

 

ISTRUZIONI PER UNA PRESSATRICE FATTA IN CASA

1 - Copia

 

Occorrente:  due tavole (35x50x2cm)

Un trapano e una punta

Un manico

6 viti da 12 cm

6 dadi a farfalla

Una chiave in misura

6 rondelle

2 viti

Un cacciavite

Matita

Righello

Cartone ondulato e carta assorbente

 


2 - Copia

Prima di tutto, evidenziamo con la matita

I punti in cui si andranno ad inserire le viti.

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Con il trapano pratichiamo dei  fori nei punti contrassegnati:

la punta deve essere leggermente più grande del diametro delle viti.

3 - Copia

3

In seguito, collochiamo al centro della tavola il manico e pratichiamo altri due fori.

4 - Copia

4

Capovolgiamo la tavola e introduciamo le viti nei fori.

5 - Copia 5

Collochiamo il manico in modo che le due viti entrino nei fori e stringiamo i dadi.

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Le sei viti lunghe verranno introdotte

Nei rispettivi fori della tavola senza manico.

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Sistemiamo prima un foglio da cartone

e poi uno di carta assorbente fiori e foglie e poi ancora una

carta assorbente , cartone e così via.

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Sia il cartone che la carta assorbente  devono essere tagliati in modo da lasciare lo spazio per le viti

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Disponiamo i fiori sopra la carta assorbente, avendo cura che siano asciutti e tutti dello stesso spessore 10

Collochiamo sopra i fiori un altro foglio di carta assorbente e poi uno di cartone

L’operazione può essere ripetuta  a piacere

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Stringiamo al massimo i dadi a farfalla, in modo che la tavola faccia pressione sui fiori.

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Quando metteremo i fiori nella pressa, converrà collocare su ciascun foglio di carta assorbente sempre quelli della

Medesima specie, dato che non tutti necessitano dello stesso tempo di pressatura.

Inoltre è fondamentale, che i fiori siano di  uguale spessore, in modo che tutte le superfici vengano sottoposte

alla stessa pressione. Annotando con una matita la data e il nome della specie su ciascun foglio di carta assorbente.

Inoltre potremo verificare i tempi di essiccazione di ogni specie e trascriverli in un quaderno, per disporre di queste informazioni in futuro.

Le presse consentono di ottenere bellissimi elementi: ogni volta che le apriamo per controllare i risultati, saremo gradevolmente sorpresi

e ulteriormente invogliati a dedicarci a questa pratica così creativa.

 

foglie

 

 

 

 Buona Creatività…

IMPARARE E DISEGNARE ANIMALI

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IMPARARE A DISEGNARE RITRATTI

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TECNICA DI PITTURA AD OLIO

TECNICA PITTURA AD OLIO

Questa tecnica comincia ad entrare nell’uso comune nella seconda metà del XV Sec. Distinguendosi dalle altre tecniche per la sua particolare praticità di impegno, resistenza alle usure del tempo, brillantezza delle tinte, offrendo al pittore le più ampie possibilità di esecuzione, altro pregio rilevante di questa tecnica è dato dalla possibilità di fare modifiche parziali o totali al dipinto con rinnovate sovrapposizioni di colori senza correre il rischio che nell’asciugare abbiano a smontare di tono.

L’olio mesticato con  pigmenti colorati a contatto dell’aria a poco a poco dissecca fissando i colori in uno strato molto solido ed  elastico e, dato il forte potere di riflessione, offre alla pittura una particolare brillantezza.

Per molto tempo l’invenzione della pittura ad olio venne attribuita al grande pittore fiammingo Giovanni Van Eych, e anche il Vasari, nei suoi scritti, lo indica come probabile inventore di questo metodo e afferma che ad importarlo in Italia dalle Fiandre sia stato Antonello da Messina.

ESECUZIONE DI UN DIPINTO AD LIO CON SISTEMA DIRETTO

Il dipinto viene iniziato applicando direttamente i colori sulla superficie(tela, cartoni telati, compensati, ecc.) preparata a gesso e colla o con altri ingredienti.

Oggi difficilmente  il pittore prepara personalmente le tele preferendo ricorrere a negozi di Belle Arti dove trova tele e cartoni telati pronti all’uso. Questo metodo detto “alla prima” venne adottato e rapidamente diffuso dagli impressionisti per dipingere direttamente sul vero.

Lavorando all’aperto il pittore traccia in modo schematico il disegno  del motivo, poi disposti i colori indispensabili sulla tavolozza, inizia subito piazzando i toni locali, o mezze tinte, poi gli scuri e i chiari, e dopo aver studiato meglio i passaggi e i dettagli, esegue gli ultimi ritocchi a finire.

Altro procedimento da molti adottato, consiste nel fissare i contorni, determinare la parti in ombra e successivamente mettere i chiari ottenendo un buon chiaro scuro, poi co un pennello piatto di setola fare le dovute miscelazioni fra il chiaro e lo scuro, infine analizzato attentamente il dipinto col vero, apportare gli ultimi ritocchi rafforzando o attenuando delle ombre, modificando il contorno, accentando un colore ecc.

Lavorando all’aperto si consiglia l’uso di pennelli piatti di setola compresi fra il n. 10 e in n. 20 in considerazione degli spazi da ricoprire, con il pennello piatto usato di costa so possono ottenere tratti  più o meno sottili. Un dipinto eseguito all’aperto dovrebbe essere sempre riguardato nello studio perché l’impressione colta sul vero quasi sempre rivela delle crudezze tonali che possono sfuggire in piena luce,e ovviamente dovendo poi vedere il quadro in un interno, è sempre meglio adattarlo ad una luce più dolce e soffusa.

ESECUZIONE DI UN DIPINTO AD OLIO CON SISTEMA INDIRETTO

Questo procedimento richiede assai più tempo, attenzione e cura. Questo metodo detto anche a “preparazioni”, indispensabile  produrre prima un buon disegno, perché solo attraverso un corretto disegno sarà possibile realizzare un buon dipinto.

Un abile disegnatore potrà disegnare direttamente su tela, ma generalmente il motivo viene studiato su carte, e poi ricalcato o spolverato sulla tela.. L’abbozzo può essere prodotto con dei grigi (grisaglia) mescolando cioè il bianco col nero di vite o avorio, o anche facendo uso di tinte composte con una mescolanza di terra di Siena bruciata, bianco e bleu di cobalto. Si possono anche improntare abbozzi usando della terra verde naturale e bianco, o servendosi di altre tinte solide a seconda dell’intonazione che si vuol dare all’abbozzo, o sottostrutture, per ottenere poi con ben calcolate sovrapposizioni di colori determinati effetti pittorici.

Portato a temine l’abbozzo occorre farlo seccare prima di applicare i colori.

Colorazione

Quando l’abbozzo è asciutto si soffrega leggermente con un pennello largo di setola appena inumidito con un medium, o con un pò di vernice allungata con essenza.

Si procede alla colorazione mettendo subito i chiari a corpo e successivamente diluendo le tinte con olio ed essenza(2p. d’olio di lino crudo ed 1 p. di essenza di trementina  purissima) si coprono i mezzi toni e le parti più scure. Nelle ombre e nei passaggi si applicano leggeri strati di colore in modo che le tinte d’abbozzo abbiano più o meno a trasparire; se ad esempio si dovesse colorire una carnagione si potrà procedere in questo modo: con una tinta densa più o meno rosa, o giallo-rosa, si coprono le parti chiare e con la stessa tinta diluita si applicano i mezzi toni e le ombre; poi si ricercano i dettagli del viso, occhi, naso, orecchie, bocca, mento ecc., si accentua la colorazione delle labbra, delle gote  e dei lobi delle orecchie e successivamente si portano a termine i capelli, si rafforzano le luci con un rosa chiaro o addirittura bianco.

Nella colorazione, occorre prestare molta attenzione dall’inizio alla fine ai rapporti intercorrenti fra ombra, luce e fondo in riferimento al modello, perché soltanto così sarà possibile procedere correttamente e raggiungere un perfetto equilibrio dei valori tonali.

A distanza di tempo quando la colorazione è secca, si potranno applicare delle velature e perfezionare il dipinto con qualche ritocco. Una leggera velatura di terra di Siena naturale o di bitume, potrà armonizzare meglio i rosa della carnagione dando loro un intonazione più calda e dorata.

Secondo quanto ci riferisce L.A. Rosa nel suo trattato di Pittura( “La tecnica della Pittura” S: E. Libreria, Milano, 1937) Il procedimento di Raffaello nel condurre un dipinto consisteva1) nell’abbozzare con un chiaroscuro e bianco e nero 2)colorazione con rosati e a volte con gialletti 3)un bruno per le ombre forti, 4)velature e rifiniture. La tecnica per dipingere le stoffe veniva eseguita 1) con una campitura col colore locale 2) ombreggiamento dello stesso colore reso più scuro o preso più nero, 3) illuminazione con medesimo colore reso chiarissimo.

In quanto agli abiti dovrebbero essere sempre dipinti prima delle carnagioni perché queste devono essere intonate al vestimento, e non al contrario.

Col sistema indiretto l’elaborazione di un dipinto può protrarsi  anche per dei mesi  e così fecero non pochi grandi artisti del passato.

La verniciatura finale di un dipinto ad olio potrà essere fatta solo quando sia sicuramente secco e mai prima di 6 mesi.

 

COSA SERVE PER DIPINGERE AD OLIO

TELE  da preparare con una speciale misticanza detta IMPRIMITURA per rendere uniforme il supporto e che limiti l’assorbimento dell’olio, ma che soprattutto serva a lavorare con facilità il colore. L’imprimitura più usata, fin dai secoli passati, è il gesso, mescolato con colla, di caseina o di coniglio, e una piccola parte di olio di lino cotto: la miscela deve essere densa per formare spessore, ma allo stesso tempo abbastanza fluida da poter essere stesa. Questa imprimitura può essere utilizzata sia sulle tele che sulle tavole. Spesso, soprattutto in epoca antica, l’imprimitura era distribuita su più strati, applicati in maniera ortogonale tra l’uno e l’altro (ad esempio uno dall’alto al basso e uno da destra a sinistra. Talvolta, su questa preparazione bianca o chiara si stende un ultimo strato colorato, o un velo d’olio.

Oggi si trovano in commercio imprimiture acriliche, chiamate impropriamente “gesso”, poiché sono composte da medium acrilico e bianco dititanio.

 

OLIO DI LINO diluente del colore

L’olio è un ottimo legante, fluido e resistente; utile ai creare finissime, trasparenti e lente ad asciugare velature permette di creare effetti  cromatici, ammorbidire le sfumature e potenziare il modellato

L’olio più usato nella pittura d’arte è l’olio di lino. Infatti i colori diluiti con olio di lino acquistano col tempo maggiore forza cromatica, e non diventano opachi. L’olio di lino si trova in commercio pronto all’uso, volendo lo si può schiarire esponendolo al sole in una bottiglia di vetro traparente per alcuni mesi. Più l’olio si terrà al sole più diventerà chiaro ed essiccativo. In pittura l’olio di lino deve essere crudo. Esiste in commercio anche l’olio di lino cotto, nelle varie versioni, chiarificato, puro, purissimo, e così via.

Essi hanno il pregio di far seccare i colori più in fretta, ma con il tempo ingialliscono e scuriscono i colori, e provocano zone di prosciugamento rendendo le superfici matte. Alcuni pittori (al fine d’indurre un rapido essicamento) usano miscelare l’olio di lino cotto con l’olio di lino crudo. Usando queste percentuali: cotto 75% crudo 25% o anche cotto 90% crudo 10%. Io vi consiglio di usare sempre l’olio di lino crudo.

ESSENZA DI TREMENTINA serve, mescolata insieme all’olio di lino a rendere più fluido il colore

ACQUA RAGIA

Da utilizzare per pulire e sciacquare i pennelli

 

 

PENNELLI

I pennelli più usati per la pittura ad olio sono:

Pelo di bue, vengono utilizzati i peli delle orecchie dei buoi, sono robusti ed elastici allo stesso tempo.

Pelo di martora sono molto elastici e permettono l’applicazione del colore molto diluito, sono utilizzati per effettuare sfumature finissime. Il pennello in martora è un attrezzo costoso e delicato, per cui richiede una cura particolare nella pulizia.

Pelo di puzzola è un pennello classico per olio. Elasticità e robustezza del pelo ne fanno un pennello per pittura ad olio particolarmente resistente.

Pelo di maiale, le setole provenienti dalla schiena del maiale hanno una straordinaria elasticità e sono queste a dare al pennello pienezza e alto grado di assorbimento del colore.

Pelo sintetico, questi pennelli prodotti inizialmente per motivi economici, hanno subito negli ultimi

vent’anni notevoli miglioramenti. Infatti molti pennelli di questo tipo offrono prestazioni pari e, in taluni casi, persino superiori ai pennelli naturali. Vi sono pennelli sintetici molto adatti sia per i colori spessi che per i colori diluiti e fluidi.

Si trovano in commercio in varie punte:

a punta piatta e rettangolare, e con setola lunga. Questo tipo di pennello è utile quando si applicano alla tela colori spessi e densi, è di uso universale, ed è molto usato nelle fasi intermedie di un lavoro. Importante per le campiture.

 

 

 

a punta piatta e quadrata e con setola corta. usato anche per pennellate di precisione, e per effettuare ampie velature. Il pennello piatto è usato per una applicazione più ampia del colore è il pennello ideale per dilettanti e artisti

 

 

 

Piatto a chiudere

 

 

 

Rotondo. per dipingere particolari minuti e delicati e applicazione di dettagli, è utilizzato anche per apportare colore alla tela. Esiste anche nelle numerazioni 0 e 00, per particolari precisi e minuzionsi.

 

 

 

 

Tondo punta fine

 

 

 

Tondo punta extrafine

 

 

 

Lingua di gatto. Simile al tipo piatto ma a punta rotonda, per una più liscia applicazione del colore, con controllo superlativo

 

 

 

 

 

 

A ventaglio piatto.Realizzato per amalgamare e ammorbidire il colore ai bordi ,utile per gli effetti speciali, come fogliame, capelli, nuvole e altro.

 

 

 

A ventaglio per velature

 

 

 

Per stesure compatte

 

 

 

I pennelli si distinguono in relazione alla lunghezza del manico. I manici lunghi sono pennelli più equilibrati e permettono di stare distanti dal dipinto. I pennelli a mici corti sono per i lavori di precisione.

Infine i pennelli si distinguono in relazione alla grandezza e per tale motivo vengono indicati con numeri da 1 a 24. per i tipi tondi esistono misura molto piccole indicato con 0, 00, 000.

Per evitare che il pennello si deformi, non poggiatelo mai dalla parte del pelo

A lavoro ultimato, dopo aver asportato con uno straccio il grosso del colore residuo partendo dalla ghiera verso la punta, sciaquatelo più volte, abbondantemente e con cura nel solvente o nell’acqua tiepida, a seconda del colore utilizzato

Utilizzare uno specifico sapone per la pulizia dei pennelli dalla pittura ad olio, limita l’uso di solventi, specialmente per chi soffre di allergie

Prima che si asciughi, ridate la forma al pelo con le dita

Con il tempo i peli tendono a separarsi, abbandonando la loro curvatura originale; quasi sempre è possibile ridare la forma al pennello: dopo il lavaggio “modellate” il pelo con le dita inumidite con una soluzione di acqua e un pò di balsamo per capelli

Riponete sempre i pennelli con la punta rivolta verso l’alto o all’interno di appositi Portapennelli

 

SPATOLE

Oltre ai pennelli per dipingere ad olio si possono utilizzare anche le spatole utili per : realizzare campiture di colore nette , ottenere effetti particolari, mescolare i colori,  spargerli sulla tela, pulire la tavolozza e asportare parte di un colore sbagliato.

Esse sono di svariata forma e misura

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA TAVOLOZZA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si usa normalmente  in legno di noce o di faggio, ma qualsiasi altro supporto sperimentato può andare bene.

 

IL CAVALLETTO

 
La scelta del cavalletto è molto importante, prima di comprarlo cercate di capire le vostre abitudini; ad esempio, se vi piace dipingere seduti o in piedi, all’aperto o nello studio e così via.

Cavalletto da tavolo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cavalletto da terra

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

COLORI AD OLIO

Segue tabella dei colori come orientamento all’acquisto:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PROVIAMO A REALIZZARE UNA RIPRODUZIONE AD OLIO SU TELA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LE MIE RIPRODUZIONI DEGLI ANTICHI MAESTRI

I MIEI VAN GHOG

COME OMAGGIO AD AMICI E PARENTI

 

Riproduzione olio su tela “Notte Stellata ” Van Gogh

 

Riproduzione olio su tela “La strada di cipressi” Van Gogh

 

Riproduzione olio su mattonella

” Casa con tetto di paglia a Cordeville” Van Gogh

 


Riproduzione olio su tela

“I Girasoli”  Van Gogh

 

 

OLIO SU MATTONELLE

Omaggio alla mia casa

riproduzioni :

“La strada con cipressi” Van Gogh

” Paesaggio montuoso Dietro  Saint-Paul” Van Gogh

Ballerine rosa di Edgar Degas

Riproduzione olio su mattonella

  “Ballerine rosa” di Edgar Degas

Riproduzione olio su mattonella

 ” Paesaggio montuoso Dietro Saint-Paul” Van Gogh

Riproduzione olio su mattonella

“La strada con cipressi” Van Gogh

Riproduzione olio su mattonella

“Natura Morta” Paul Cezanne

Riproduzione olio su mattonella

“I Papaveri” Claude Monet”

Riproduzione olio su mattonella

“Scuola di Ballo” Edgar Degas

Riproduzioni olio su tela

“Le Spigolatrici” e “l’angelus” di Jean Francois Millet

 OPERA MIX

Omaggio Natalizio alla mia Famiglia

Riproduzione olio su tela

“La persistenza della memoria ”  Salvator Dalì

“Cafè de Nuit” Van Gogh

“Poesia e Luce” Joan Mirò

” Finetra Rotta” Renè Magritte

“La persistenza della memoria ”  Salvator Dalì

“Cafè de Nuit” Van Gogh

“Poesia e Luce” Joan Mirò

” Finestra Rotta” Renè Magritte

Riproduzione di notte stellata

 

PROVIAMO A REALIZZARE UNA RIPRODUZIONE AD OLIO SU TELA

per esempio “Notte Stellata” di Van Gogh

fasi di lavoro

CONSULTA LA TECNICA AD OLIO

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Il restauro della ceramica

Restauro della ceramica

Non esiste cultura o paese che non abbia avuto oggetti ceramici che non abbiano subito nel tempo manomissioni o interventi di ripristino a scopo funzionale o formale. Il  RESTAURO della CERAMICA si presenta oggi come una interessante accumulo di nozioni empiriche, artistiche e manuali.

“ Tra i tanti mestieri itineranti del passato, uno tra quelli definitivamente scomparsi è quello dell’Acconciabrocche o Apuntador, cioè colui che “acconciava” o “risprangava”vasi, brocche,piatti e altro vasellame di terracotta rotti o fessurati. Questo artigianato nomade era molto apprezzato dalle donne di casa perché con le sue riparazioni consentiva di economizzare, cosa importante per quel tempo, sull’acquisto di vasellame e stoviglie. Col suo trapano manuale ( Puntèn), di legno, a balestra e con punta di acciaio ( la cui struttura originale è rimasta invariata per secoli) egli praticava diversi fori in ambedue i lati della frattura quindi “ cuciva” con filo di ferro zincato che grappettava la lesione della stoviglia o del vaso. Stuccava poi la riparazione con calce spenta e l’oggetto era di nuovo pronto per l’uso. Era questa una figura di artigiano itinerante, significativa per la quotidianità di quel tempo ed invece è inimmaginabile oggi nello sfrenato consumismo tecnologico dei nostri giorni “. (Peppino Pelliconi, 1933)

Tipologie di restauro


Restauro per Esposizione Museale


I Musei hanno, prima di tutto, una funzione didattica e come tali, i fruitori hanno il diritto di

“ leggere” le documentazioni esposte in modo documentario.

Il restauratore non può  ricostruire oggetti ceramici mancanti di documentazioni originali, sia se si tratti di forma che di decoro, monocromo o policromo. Ogni intervento deve essere ricostruito sulla base di ipotesi documentarie ben accertate  e  le prassi dovranno rispettare l’etica del restauro conservativo. In pratica esse dovranno rispettare regole ben precise : le parti o zone restaurate dovranno essere perfettamente percettibili / distinguibili dall’originale e la decorazione in “sottotono” rispetto all’originale. Tutti i materiali di ripristino formale e pittorico dovranno essere obbligatoriamente reversibili e le procedure utilizzate dovranno attenersi ai dettami della Carta del Restauro.

 

 

Restauro Antiquariale

Il restauro di oggetti destinati al mercato antiquariale sono generalmente da ritenere operazioni destinate a ripristinare l’aspetto estetico del manufatto, perché questo è il fine del collezionista.

Si tratta di restauri non conservativi in quanto vengono “falsate” le reali condizioni dell’oggetto ceramico originario. L’intervento consiste nel nascondere l’esistenza di fratture e/o lacune, nonché le eventuale alterazioni del supporto causate dal tempo, allo scopo di rendere l’oggetto “integro” atto ad una più ampia e proficua commercializzazione.

Percorso dell’intervento di restauro

Analisi dello stato di conservazione

Il restauratore analizza l’oggetto o reperto da restaurare e ne valuta i procedimenti d’intervento.

Consolidamento

Questa fase può essere effettuata sia prima che dopo la pulitura.

L’operazione riguarda soprattutto il materiale archeologico o comunque oggetti o frammenti che presentano esfoliazioni del supporto e/o del rivestimento causate da umidità o agenti chimici assorbiti e poi rimandati dal biscotto stesso. Il consolidante più comunemente utilizzato è il Paraloid B72 e il solvente può essere acetone o acetato di amile. Il rapporto consolidante/solvente va regolato relativamente alla porosità del supporto ceramico. Il trattamento si esegue immergendo i frammenti o la zona  nel consolidante, favorendo la penetrazione dello stesso nel corpo ceramico.

Pulitura

Questa operazione riguarda tutti i materiali ceramici sottoposti a restauro. In tutti i casi si tratta di una fase molto delicata a causa della sua intrinseca irreversibilità. È meglio privilegiare sempre l’intervento meccanico ( mediante bisturi) a quello chimico, che molto spesso può provocare danni all’oggetto.

Smontaggio interventi di restauro precedenti

Attraverso la fase della pulitura possono evidenziarsi interventi di restauro precedenti. E’ necessario ricorrere allo smontaggio del vecchio intervento esattamente come se si trattasse di un fenomeno di degrado perché compromette sicuramente la leggibilità dell’originale. L’operazione, in genere, non è semplice a causa dei materiali impiegati molto spesso irreversibili. E’ necessaria una indagine accurata sul tipo di colle e materiali di ripristino utilizzate  per la conseguente fase della rimozione.

Assemblaggio

Dopo la fase della pulitura ed eventuale consolidamento, prima della fase dell’incollaggio, i frammenti verranno numerati o siglati per identificare i pezzi ma soprattutto per seguire un’ordine progressivo e prioritario nella fase dell’incollaggio.

Incollaggio

Le colle che vengono utilizzate in questa fase sono relative alla dimensione dell’oggetto e della porosità dell’impasto.

I collanti utilizzati dal restauratore saranno reversibili, con il minimo spessore e che abbiano un tempo di presa relativamente breve ( tipo UHU, mono e bi-componente).

Da evitare i ciano-acrilati.

Integrazione formale

Per una leggibilità totale dell’oggetto da restaurare le lacune formali possono essere “ nascoste” o meglio ricostruite per mezzo delle integrazioni.

L’integrazione formale ha la funzione di garantire la conservazione, la fruizione ma  anche la stabilità del pezzo, nel caso in cui  la sua lacunosità lo renda poco stabile. L’integrazione impiega materiali come la polifilla o il gesso ad uso odontoiatrico, anche colorato con ossidi. Si possono utilizzare anche resine epossidiche  per materiali non porosi come la porcellana o per oggetti di grandi dimensioni.

Integrazione pittorica

Questo tipo di intervento non contribuisce in alcun modo alla conservazione dell’oggetto, ma ne favorisce la lettura cromatica e decorativa. Se si tratta di un restauro per esposizione museale, il ripristino pittorico dovrà essere eseguito in “sottotono”, cioè di una tonalità più chiara rispetto all’originale e privo della eventuale lucentezza propria dei rivestimenti vetrosi. I materiali impiegati di solito sono i colori acrilici. Se si tratta di un restauro di tipo antiquariale, il ripristino pittorico sarà eseguito in modo fedele all’originale, con la stessa tonalità e anche invadendo parte dell’originale per nascondere la zona d’intervento. I materiali impiegati di solito sono acrilici o vernici debitamente rivestite di una patina trasparente e lucida a simulare il corpo del rivestimento vetroso.

 

IN ALLESTIMENTO ESEMPI PRATICI


BELLE ARTI


LA TECNICA DELL’ACQUARELLO

Pittura ad acqua, su carta bianca o molto chiara, o su superfici debitamente preparate con pigmenti finemente macinati e poi impastati con delle soluzioni di gomma arabica dal 30 al 50% talvolta con l’aggiunta di piccole parti di miele, zucchero o glicerina il tutto diluito co  acqua pura o distillata. L’Acquarello  è una pittura trasparente;  tanto più le tinte vengono applicate in strati leggeri, acquosi, tanto più il dipinto apparirà fresco, arioso e delicato. Nessuna pittura come l’acquarello rende la trasparenza dell’aria nel paesaggio.


L’Acquarello è soprattutto indicato per dipingere  fiori,  frutta, paesaggi, macchiette, colorire disegni e architetture, per fare miniature e decorare pergamene.

COSA SERVE PER DIPINGERE AD ACQUARELLO

La carta deve essere di stracci, poco assorbente e di granitura liscia, per l’esecuzione di miniature, ornati e architetture, mentre per dipingere paesaggi, figure, nature morte, e per lavori di più ampia impostazione occorrono delle carte più ,o meno granulose e pesanti.

I colori  il mio consiglio è quello di fare uso sempre di buoni colori di marca, si trovano in commercio in scatole di tavolette o tubetti o in vaschette. Non occorrono tanti colori, gli indispensabili a mio avviso sono: giallo di cadmio chiaro e medio, ocra gialla, verde smeraldo, bleu di cobalto chiaro e scuro, bleu di Prussia, bleu oltremare chiaro e scuro, terra di Siena naturale e bruciata, Rosso Pozzuoli, rosso vermiglione, lacca di garanza chiara e scura, violetto di cobalto, seppia, bruno Van Dyck e nero d’avorio.

I pennelligeneralmente bastano due pennelli conici di pelo morbido la cui grossezza sarà riferita al lavoro da compiere. Per piccole dimensioni sono sufficienti i pennelli grossi quanto una matita, mentre per grandi dimensioni è necessario ricorrere a pennelli non inferiori al N°12, con i quali sarà sempre possibile tracciare delle linee molto sottili ; per dipingere a macchia o a larghe stesure di tinte sono molto utili i pennelli piatti Molto pratico è il doppio pennello, uno ben appuntito per dipingere, l’altro senza punta e più grosso che imbevuto d’acqua serve per diluire, distendere, e toglierne l’eccesso. I pennelli devono essere mantenuti durante il lavoro, sempre puliti, perciò occorre tenere a portata di mano due bicchieri pieni di acqua possibilmente distillata, ma va bene anche quella del rubinetto purchè limpida, da ricambiare spesso per lavare il pennello ogni volta che si cambia colore; i pennelli conici inoltre devono essere sempre bene appuntiti, in caso contrario conviene scartarli.

La tavolozza lavorando in studio è molto indicata la tavolozza in porcellana con un certo numero di incavi per alloggiare i colori e con uno spazio sufficiente per  fare le mescolanze, ma lavorando all’aperto si adottano meglio le tavolozze di ferro smaltato bianco, io spesso uso un piatto  comune di porcellana o ceramica  bianca o un pezzo di vetro posto sopra un foglio di carta bianca.

Procedimento La carta prima di dipingere, deve essere inumidita e fissata su di una tavoletta di legno con puntine da disegno, (questo per evitare che si formino delle ondulazioni causate dall’acqua utilizzata)tenuta  orizzontalmente, che lavorando all’aperto si tiene posata sulle gambe.(Qualora si usasse della carta in blocco basta inumidirla sulla parte da dipingere, con una spugnetta )E’ bene delimitare il formato del dipinto con del nastro adesivo da disegno e coprire con lo stesso anche le parti che devono restare bianche, così facendo si evitano anche le impronte delle dita sulla carta. Il nastro lo si rimuoverà solo a lavoro ultimato e asciutto.

Il disegno deve essere eseguito con tratto leggero a matita prima della bagnatura o subito dopo quando la carta è ritornata opaca; è assolutamente da evitare la gomma o il raschino per fare cancellature , la pittura apparirebbe  poi macchiata. Per dipingere paesaggi o comunque lavorando a macchia, è sempre opportuno mantenere la carta sufficientemente umida, perciò si potrà bagnare di tanto in tanto il foglio sul retro se il è incollato ad un telaio, mentre se la carta è  in un blocco o attaccata ad una tavoletta, vi si spruzzerà ogni tanto un pò di acqua con un polverizzatore.

I procedimenti più comuni per eseguire un acquarello sono due; il primo consiste nell’applicare direttamente sulla carta i colori nella loro intonazione definitiva, precalcolandone esattamente la loro definitiva intensità, in considerazione dell’abbassamento dei toni asciugandosi; questa tecnica detta alla prima, richiede molta sicurezza e abilità ed è caratterizzata dal tocco rapido, dalle ben calcolate gocciolature, dagli strappi bianchi cioè da quegli spazi lasciati vuoti tra pennellata e pennellata che rendono particolarmente luminoso il dipinto.

Il secondo procedimento consiste nell’ottenere per sovrapposizioni o ripetute velature, l’intonazione definitiva delle tinte : ogni sovrapposizione o  nuovo strato di colore , deve essere applicato soltanto quando il colore sottostante è asciutto, altrimenti la pittura si presente sorda e sporca; si applica il primo strato di colore in una gradazione non troppo carica, si fa asciugare poi con il pennello da acqua si inumidisce la parte, vi si passa sopra un pezzo di carta assorbente, e mentre ancora è leggermente umida, si applica il nuovo colore, ottenendo così l’intensità desiderata.

Con questo sistema si possono effettuare anche più sovrapposizioni, ma non bisogna esagerare nelle velature perché possono rendere la pittura, o parte di essa opaca e spanta.

Durante l’esecuzione, pittorica la carta deve essere tenuta inclinata in modo che il colore tenda a colare verso il basso; inoltre sia lavorando con il primo, e sia con l secondo metodo, occorre sempre iniziare con il dipingere le ombre, o comunque le parti più scure, poi si applicano i mezzi toni e poi i chiari, mentre i massimi chiari sono dati dal bianco stesso della carta. Questo soprattutto se si parte da un disegno di base, ma quando senza alcun disegno si desidera lasciarsi guidare dalla fantasia, allora si può procedere all’esatto contrario.

Un metodo d’esecuzione consigliato  solo per chi ha più dimestichezza con l’acquarello consiste nell’improntare a macchia il dipinto, farlo asciugare e successivamente mettere il foglio dentro una vaschetta piena d’acqua, oppure far scorrere  per qualche istante l’acqua dal rubinetto, prima sul retro e poi sulla parte dipinta; fatto ciò si passa il dipinto tra due fogli di carta assorbente e, mentre la carta è ancora leggermente umida, si apportano con il colore gli ultimi ritocchi a finire.

Per sfruttare il valore dei contrasti del colore, per esempio si può preparare un giallo con una campitura leggermente grigio-azzurra, così pure un azzurro può essere preparato  con del rosa chiaro, un rosso con una tinta di fondo neutra, o leggermente azzurra. Naturalmente prima di sovrapporre un colore sopra all’altro occorre che lo strato sottostante sia bene asciutto, nelle parti in cui si vuol ottenere la massima luminosità non si farà preparazione alcuna, lasciando intatto il bianco della carta.

Segue un esempio di acquarello realizzato osservando una foto :

Consigli per i principianti:

Finito il lavoro i pennelli devono essere subito accuratamente lavati e messi ad asciugare in un vasetto con la punta verso l’alto.

I colori in tavolette sono più economici, ma quelli in tubetto sono più facili da usare, all’inizio si può anche evitare di acquistare la tavolozza, possiamo tranquillamente ricorrere ad un piatto di porcellana o di ceramica dismesso.

Se non siete ancora padroni di questa tecnica, siate molto prudenti. L’acquarello ha le sue leggi, per prima cosa esercitatevi, cercando di superare la paura di oltrepassare con il colore i margini del disegno, e il timore che i colori possano dilagare e confondersi o che spruzzi di colore possano rovinare l’effetto “pulito” del lavoro. Sono tutti errori che all’inizio dovrete necessariamente compiere, per potervi poi impadronire della tecnica ed applicarla con abilità e consapevolezza, fino ad arrivare soprattutto a capire qual è il momento più opportuno, per dichiarare concluso il lavoro.

Concludo questa mia modesta spiegazione relativa all’acquarello mostrandovi 3 acquarelli di prestigio Realizzati da un grande maestro dell’Acquarello:  ARNALDO BLASETTI (1926-2007)

Il Professore, Restauratore, Artista che grazie alle sue abilità manuali unite alla profonda capacità intellettuale hanno segnato profondamente  il mio percorso di crescita artistica,  è stato un grande privilegio per me assistere alle sue lezioni prima e usufruire della  sua  incondizionata amicizia poi. Mi ha seguito per un lungo periodo facendomi assistere  personalmente ai suoi restauri  su  opere di pregio e svelandomi alcuni segreti relativi alla sua attività di acquarellista.

Grazie Arnaldo ti porterò sempre nel mio cuore…!

ARNALDO BLASETTI

“Campo Sabino”

ARNALDO BLASETTI

“Plenilunio”

ARNALDO BLASETTI

“Vacanze al mare”

TECNICA di PITTURA AD OLIO

 IMPARARE A DISEGNARE RITRATTI

IMPARARE A DISEGNARE ANIMALI






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