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LA TECNICA DELL’ACQUARELLO

Pittura ad acqua, su carta bianca o molto chiara, o su superfici debitamente preparate con pigmenti finemente macinati e poi impastati con delle soluzioni di gomma arabica dal 30 al 50% talvolta con l’aggiunta di piccole parti di miele, zucchero o glicerina il tutto diluito co  acqua pura o distillata. L’Acquarello  è una pittura trasparente;  tanto più le tinte vengono applicate in strati leggeri, acquosi, tanto più il dipinto apparirà fresco, arioso e delicato. Nessuna pittura come l’acquarello rende la trasparenza dell’aria nel paesaggio.


L’Acquarello è soprattutto indicato per dipingere  fiori,  frutta, paesaggi, macchiette, colorire disegni e architetture, per fare miniature e decorare pergamene.

COSA SERVE PER DIPINGERE AD ACQUARELLO

La carta deve essere di stracci, poco assorbente e di granitura liscia, per l’esecuzione di miniature, ornati e architetture, mentre per dipingere paesaggi, figure, nature morte, e per lavori di più ampia impostazione occorrono delle carte più ,o meno granulose e pesanti.

I colori  il mio consiglio è quello di fare uso sempre di buoni colori di marca, si trovano in commercio in scatole di tavolette o tubetti o in vaschette. Non occorrono tanti colori, gli indispensabili a mio avviso sono: giallo di cadmio chiaro e medio, ocra gialla, verde smeraldo, bleu di cobalto chiaro e scuro, bleu di Prussia, bleu oltremare chiaro e scuro, terra di Siena naturale e bruciata, Rosso Pozzuoli, rosso vermiglione, lacca di garanza chiara e scura, violetto di cobalto, seppia, bruno Van Dyck e nero d’avorio.

I pennelligeneralmente bastano due pennelli conici di pelo morbido la cui grossezza sarà riferita al lavoro da compiere. Per piccole dimensioni sono sufficienti i pennelli grossi quanto una matita, mentre per grandi dimensioni è necessario ricorrere a pennelli non inferiori al N°12, con i quali sarà sempre possibile tracciare delle linee molto sottili ; per dipingere a macchia o a larghe stesure di tinte sono molto utili i pennelli piatti Molto pratico è il doppio pennello, uno ben appuntito per dipingere, l’altro senza punta e più grosso che imbevuto d’acqua serve per diluire, distendere, e toglierne l’eccesso. I pennelli devono essere mantenuti durante il lavoro, sempre puliti, perciò occorre tenere a portata di mano due bicchieri pieni di acqua possibilmente distillata, ma va bene anche quella del rubinetto purchè limpida, da ricambiare spesso per lavare il pennello ogni volta che si cambia colore; i pennelli conici inoltre devono essere sempre bene appuntiti, in caso contrario conviene scartarli.

La tavolozza lavorando in studio è molto indicata la tavolozza in porcellana con un certo numero di incavi per alloggiare i colori e con uno spazio sufficiente per  fare le mescolanze, ma lavorando all’aperto si adottano meglio le tavolozze di ferro smaltato bianco, io spesso uso un piatto  comune di porcellana o ceramica  bianca o un pezzo di vetro posto sopra un foglio di carta bianca.

Procedimento La carta prima di dipingere, deve essere inumidita e fissata su di una tavoletta di legno con puntine da disegno, (questo per evitare che si formino delle ondulazioni causate dall’acqua utilizzata)tenuta  orizzontalmente, che lavorando all’aperto si tiene posata sulle gambe.(Qualora si usasse della carta in blocco basta inumidirla sulla parte da dipingere, con una spugnetta )E’ bene delimitare il formato del dipinto con del nastro adesivo da disegno e coprire con lo stesso anche le parti che devono restare bianche, così facendo si evitano anche le impronte delle dita sulla carta. Il nastro lo si rimuoverà solo a lavoro ultimato e asciutto.

Il disegno deve essere eseguito con tratto leggero a matita prima della bagnatura o subito dopo quando la carta è ritornata opaca; è assolutamente da evitare la gomma o il raschino per fare cancellature , la pittura apparirebbe  poi macchiata. Per dipingere paesaggi o comunque lavorando a macchia, è sempre opportuno mantenere la carta sufficientemente umida, perciò si potrà bagnare di tanto in tanto il foglio sul retro se il è incollato ad un telaio, mentre se la carta è  in un blocco o attaccata ad una tavoletta, vi si spruzzerà ogni tanto un pò di acqua con un polverizzatore.

I procedimenti più comuni per eseguire un acquarello sono due; il primo consiste nell’applicare direttamente sulla carta i colori nella loro intonazione definitiva, precalcolandone esattamente la loro definitiva intensità, in considerazione dell’abbassamento dei toni asciugandosi; questa tecnica detta alla prima, richiede molta sicurezza e abilità ed è caratterizzata dal tocco rapido, dalle ben calcolate gocciolature, dagli strappi bianchi cioè da quegli spazi lasciati vuoti tra pennellata e pennellata che rendono particolarmente luminoso il dipinto.

Il secondo procedimento consiste nell’ottenere per sovrapposizioni o ripetute velature, l’intonazione definitiva delle tinte : ogni sovrapposizione o  nuovo strato di colore , deve essere applicato soltanto quando il colore sottostante è asciutto, altrimenti la pittura si presente sorda e sporca; si applica il primo strato di colore in una gradazione non troppo carica, si fa asciugare poi con il pennello da acqua si inumidisce la parte, vi si passa sopra un pezzo di carta assorbente, e mentre ancora è leggermente umida, si applica il nuovo colore, ottenendo così l’intensità desiderata.

Con questo sistema si possono effettuare anche più sovrapposizioni, ma non bisogna esagerare nelle velature perché possono rendere la pittura, o parte di essa opaca e spanta.

Durante l’esecuzione, pittorica la carta deve essere tenuta inclinata in modo che il colore tenda a colare verso il basso; inoltre sia lavorando con il primo, e sia con l secondo metodo, occorre sempre iniziare con il dipingere le ombre, o comunque le parti più scure, poi si applicano i mezzi toni e poi i chiari, mentre i massimi chiari sono dati dal bianco stesso della carta. Questo soprattutto se si parte da un disegno di base, ma quando senza alcun disegno si desidera lasciarsi guidare dalla fantasia, allora si può procedere all’esatto contrario.

Un metodo d’esecuzione consigliato  solo per chi ha più dimestichezza con l’acquarello consiste nell’improntare a macchia il dipinto, farlo asciugare e successivamente mettere il foglio dentro una vaschetta piena d’acqua, oppure far scorrere  per qualche istante l’acqua dal rubinetto, prima sul retro e poi sulla parte dipinta; fatto ciò si passa il dipinto tra due fogli di carta assorbente e, mentre la carta è ancora leggermente umida, si apportano con il colore gli ultimi ritocchi a finire.

Per sfruttare il valore dei contrasti del colore, per esempio si può preparare un giallo con una campitura leggermente grigio-azzurra, così pure un azzurro può essere preparato  con del rosa chiaro, un rosso con una tinta di fondo neutra, o leggermente azzurra. Naturalmente prima di sovrapporre un colore sopra all’altro occorre che lo strato sottostante sia bene asciutto, nelle parti in cui si vuol ottenere la massima luminosità non si farà preparazione alcuna, lasciando intatto il bianco della carta.

Segue un esempio di acquarello realizzato osservando una foto :

Consigli per i principianti:

Finito il lavoro i pennelli devono essere subito accuratamente lavati e messi ad asciugare in un vasetto con la punta verso l’alto.

I colori in tavolette sono più economici, ma quelli in tubetto sono più facili da usare, all’inizio si può anche evitare di acquistare la tavolozza, possiamo tranquillamente ricorrere ad un piatto di porcellana o di ceramica dismesso.

Se non siete ancora padroni di questa tecnica, siate molto prudenti. L’acquarello ha le sue leggi, per prima cosa esercitatevi, cercando di superare la paura di oltrepassare con il colore i margini del disegno, e il timore che i colori possano dilagare e confondersi o che spruzzi di colore possano rovinare l’effetto “pulito” del lavoro. Sono tutti errori che all’inizio dovrete necessariamente compiere, per potervi poi impadronire della tecnica ed applicarla con abilità e consapevolezza, fino ad arrivare soprattutto a capire qual è il momento più opportuno, per dichiarare concluso il lavoro.

Concludo questa mia modesta spiegazione relativa all’acquarello mostrandovi 3 acquarelli di prestigio Realizzati da un grande maestro dell’Acquarello:  ARNALDO BLASETTI (1926-2007)

Il Professore, Restauratore, Artista che grazie alle sue abilità manuali unite alla profonda capacità intellettuale hanno segnato profondamente  il mio percorso di crescita artistica,  è stato un grande privilegio per me assistere alle sue lezioni prima e usufruire della  sua  incondizionata amicizia poi. Mi ha seguito per un lungo periodo facendomi assistere  personalmente ai suoi restauri  su  opere di pregio e svelandomi alcuni segreti relativi alla sua attività di acquarellista.

Grazie Arnaldo ti porterò sempre nel mio cuore…!

ARNALDO BLASETTI

“Campo Sabino”

ARNALDO BLASETTI

“Plenilunio”

ARNALDO BLASETTI

“Vacanze al mare”

TECNICA di PITTURA AD OLIO

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